The Family Man

La casa ha 3 piani, o come dici tu, due e mezzo contando il mezzanino.

Ti svegli presto, dal letto guardi compiaciuto il tuo bel giardino innevato, dove passi del tempo o meglio dove fai il tuo dovere di bravo giardiniere. La gatta dorme ai tuoi piedi, ti alzi senza fare rumore, la famiglia dorme ancora.

Scendi in cucina, la grande cucina americana dove ogni mattina prepari una macedonia di frutta per le tue figlie (ma perché tua moglie non mangia la mattina?). Hai messo il cappello del bravo cuoco, quello che cucina a colazione, pranzo e cena per far piacere a tutti, cuoco compreso. Sono 18 anni, gli anni di tua figlia maggiore, che ogni mattina prepari la macedonia. Mi chiedo se segui sempre lo stesso ordine nel tagliare la frutta o se a volte in uno slancio di vitalità tagli la banana prima della mela; a proposito, le mele sono sempre quelle rosse o ti concedi anche le gialle e le verdi? Comunque, dopo mezzora di duro lavoro, la colazione è pronta e la famiglia comincia a fare la sua apparizione in cucina.

Sei il primo a uscire, con la bici, per andare al lavoro. Tua moglie non esce prima delle dieci, altrimenti come farebbe a restare al lavoro fino alle nove di sera? E a lavorare il sabato e anche la domenica se tutto va bene. Una vera professionista, una donna-manager, anzi imprenditrice di un’azienda di comunicazione e pubblicità che vale…non ricordo più quanti milioni di euro. Quando le cifre hanno troppi zeri ho la tendenza a dimenticarle perché è come se mi parlassero degli UFO, banconote volanti non identificate.

Ma torniamo a te. Sulla tua bici hai attraversato la città per arrivare alla grande multinazionale dove tutti si salutano sorridenti, anche quando hanno il mal di denti. Ho una carie, che bello! Il mio lavoro fa schifo, viva l’azienda! Mia moglie mi ha lasciato, profitto, profitto, profitto!

Qui sei il re, il maschio agognato, invidiato dai suoi simili e desiderato dalle femmine, giovani e vecchie, della grande multinazionale. Ogni giorno sfilano nel tuo ufficio per una battuta, un consiglio, un caffè, un’occhiata al bel maschione. E tu ami le donne, o meglio le desideri, tutte o quasi. Diciamo che hai una strana preferenza per le giovani, magre, carine, possibilmente brune e disponibili. Così la tua giornata va avanti tra un flirt e l’altro, leggera, spensierata, divertente.

FUN, tutto è divertimento. La parola d’ordine del belloccio è divertirsi.

Per questo da 25 anni hai intrapreso una doppia vita, puro divertimento, grandi risate e pacche sulle spalle. Venticinque anni di matrimonio e altrettanti di doppia vita. La moglie, le figlie, la casa, il nonno, la famiglia, gli amici e…le avventure. Cosa c’è di più facile in una città dove il ménage à trois è un’istituzione da prima della rivoluzione sessuale, ma che dico, da prima della rivoluzione francese. Liberté, égalité et cocufié!

Però, attenzione, non si tratta di solo sesso, tu ti innamori, sempre, di tutte. Perché quello di cui hai bisogno e che ti manca è il sentimento, la passione, il calore umano, un’affinità ricambiata…insomma quello che non trovi più nel tuo matrimonio o che in realtà non c’è mai stato.

Ti sei sposato, dicendoti “perché no?”, era la tua migliore amica, non sei mai stato innamorato di lei ma poi con il passar del tempo non siete più nemmeno amici. Vite separate e quindi doppia vita. Unico legame le figlie, e diciamo anche la casa, i parenti, gli amici, il nonno, l’eredità del nonno, insomma i soldi o meglio il comfort.

Amiam per comodo, per vanità”, canta Despina in Così fan tutte, e tu per tutte e due: l’amante per vanità e la moglie per comodità. Come darti torto.

La sera, svelto, vai via presto perché devi ancora infilare il cappello della brava casalinga. E allora di corsa a casa per uscire di nuovo a fare la spesa, far uscire il gatto, il nonno, e poi ai fornelli per preparare una buona cenetta, sempre inventiva, per la famigliola. A volte mangi con il nonno, se sei fortunato con il nonno e tua figlia più piccola, ricordandoti di mettere la cena in caldo per quando tua moglie tornerà stanca dal lavoro, getterà la sua 24ore sul divano, si toglierà gli stivali, lancerà il cappello da cowboy sull’attaccapanni e tuonerà con la sua voce soave: “che si mangia stasera?”

E poi, tutti ai posti di comando, ognuno al suo piano e mezzanino, nella sua stanza, davanti al suo televisore…che bella la famiglia!

Ma aspetta, oggi è martedì, il giorno della vanità.

Ti sei scelto un’amante ragionevole (ossia disponibile e non troppo lontana dall’ufficio). Così, nella pausa pranzo, senza dare nell’occhio e senza dover inventare scuse, puoi andare a farle visita, la cosiddetta visita del dottore. Due orette, il tempo di mangiare qualcosa preparata dalle sue dolci manine (perché lei è giovane, carina e magrina) e poi il meritato dessert. La frase prima di lasciarla “ti chiamo” e di nuovo in sella, il vento nei capelli, per tornare al lavoro con una ragione in più per farsele triturare dal proprio capo: io almeno scopo bene!

E quella sera tornerai sempre a casa, come sempre farai la spesa, farai uscire il gatto e il nonno, e via ai fornelli: la cenetta, tua moglie che rientra sempre più stanca, tutti ai loro posti davanti la tivvù… I am a family man.

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